I disturbi comportamentali

Dietro ad un disturbo comportamentale in un anziano in condizione di demenza potrebbe esserci un bisogno che non si riconosce o non si riesce ad esprimere. La perdita delle funzionalità cognitive, problemi fisici, eccesso o carenza di stimoli e la mancata soddisfazione di bisogni umani potrebbero esserne le cause.

Ogni persona è unica e come tale, anche il disturbo comportamentale assume modalità di manifestazione di frequenza e di intensità diverse. I disturbi comportamentali se opportunamente gestiti, potrebbero ridursi e si potrebbe alleggerire il carico emotivo di caregiver e operatori.

Attraverso la consulenza pedagogica si possono acquisire strategie, strumenti pratici e modalità di comunicazione per affrontare i disturbi comportamentali nella quotidianità.

Gestire i disturbi comportamentali in una persona in condizione di demenza è un’impresa ardua! Senso di inadeguatezza e frustrazione si impossessano di noi! Rivolgersi ad un professionista è il primo passo per affrontare e gestire le criticità senza un eccessivo dispendio emotivo! Se hai bisogno di una consulenza contattami!

LO STUPORE DI SIGNORA LAI

La prima cosa che ho imparato è stato osservare e valutare criticamente attraverso una molteplicità di prospettive, cercare di attraversarmi dentro, girarmi e rigirarmi e rivolgere i miei occhi ad ogni angolazione senza farmi sfuggire nulla e riflettere su ciò che vedevo, farmi un’idea e immedesimarmi in tutto ciò che mi circondava. È un po’ strano: le diverse prospettive ti aiutano ad analizzare il mondo esterno sotto tanti punti vista, a volte ne perdo anche il conto; e tutto questo calarmi in altri ruoli ha contribuito a sviluppare una parte così necessaria per la mia professione. 

Tentare di identificare e definire la persona che si rivolge a me. 

Ho provato a vedere. 

Ho visto una testa inclinata verso sinistra con pochi capelli bianchi, per la maggior parte riversati su un bel cardigan nero, di quelli caldi con i bottoni a gioiello sul davanti e le spalline per armonizzare la figura, una pelle molto secca e poco elastica nonostante la crema al profumo di rosa, e sulla sedia c’era appesa una borsetta stracolma di fazzolettini bianchi tutti ben piegati, sufficienti per un mese di raffreddore, un balsamo labbra, e una custodia per gli occhiali da vista. 

Ho visto Signora Lai. 

Aveva le mani calde pronte per impastare qualsiasi tipo di dolce ma da diverso tempo non lo faceva più. Si scordava delle ricette, non rimetteva mai a posto gli ingredienti, non voleva mai essere aiutata. Anzi se qualcuno le dava dei consigli e si offriva di partecipare lei si innervosiva, si allontanava e restava in silenzio nella poltrona per qualche minuto prima di rialzarsi e vagabondare nuovamente per casa. Anche la sera non la trascorreva serenamente, suo marito la invogliava a lavorare a maglia ma lei era in estrema difficoltà, le sue mani avevano perso la manualità e faceva fatica ad organizzarsi il lavoro perché si perdeva nei singoli passaggi e questa confusione le accentuava la sua tristezza.

Ho guardato signora Lai

La mattina aveva l’abitudine di rovistare in casa. Appariva sempre così indaffarata ma non si riusciva mai a capire quale fosse il suo programma e come si fosse organizzata la giornata. Iniziava sempre prendendo la farina dalla dispensa dove suo marito la conservava, la poggiava sul tavolo e subito si dirigeva in giardino con una busta di carta utile per raccogliere i limoni freschi dall’albero, ma quando ormai era in prossimità delle piante si fermava, confusa, faceva qualche passo indietro poi ritornava verso il giardino e poi vedendo gli abiti stesi al sole si avvicinava come per raccoglierli ma rendendosi conto di avere un sacchetto in mano che la disturbava finì per scaraventarlo a terra. Rientrò in casa prese una padella, la appoggiò sul tavolo e furiosa afferrò la farina provando a rimetterla a posto nonostante l’aiuto di suo marito, lei urlo ferocemente e preferì fare da sola. 

Nel pomeriggio invece era accomodata sulla poltrona, con lo sguardo triste e apatico, si teneva compagnia con i ferri numero 5 e la lana colorata trascorrendo il suo tempo sferruzzando. Ogni tanto guardava il risultato del suo lavoro e non era mai convinta, contava i punti, spesso perdeva il conto, ne toglieva qualcuno, era indecisa sulla tecnica. Non era mai soddisfatta raccoglieva uno dei tanti fazzoletti dalla sua borsa e si asciugava gli occhi. Dopo di che appoggiava i ferri e la lana e si incantava alla tv.

Ho osservato signora Lai 

La mattina appena finiva la colazione con suo marito portava sul tavolo la farina, poi usciva nel suo giardino e sembrava volesse raggiungere i suoi alberi di limoni ma ad un tratto la vedevo fermarsi, e cambiare direzione verso gli abiti stesi al sole. Li accarezzava, se li portava al viso probabilmente per testarne l’umidità, poi rientrava in casa, ritornava in cucina, raccoglieva una padella e ricontrollava il tavolo. Riprese la farina e la mise dentro l’armadio delle giacche. 

Nel pomeriggio invece era solita ad intrattenersi con i suoi ferri numero 5 e la lana. Trascorreva il suo tempo a sferruzzare senza mai dare una forma a ciò che faceva, guardava il risultato del suo lavoro e non contenta lo smontava e riprendeva da capo.

Ho tentato di rilevare ciò che si presenta nella realtà e di compiere un tentativo di comprensione, un gesto di accoglienza, nel senso di cogliere. Un’azione pedagogica propria della mia professione che restituisce identità e centralità al soggetto per valorizzarlo in tutta la sua combinazione di emozioni, valori, interessi e passioni. Insieme a suo marito ho accolto un’estroversa e socievole signora sulla settantina a cui piaceva realizzare torte, biscotti e marmellate. Usufruiva sempre di tutto ciò che il suo giardino le offriva e profumava sempre di agrumi. Dopo che finiva era abituata a riordinare. E poi si dedicava a realizzare sciarpe e calze per tutta la famiglia ed era sempre piacevolmente compiaciuta delle sue doti e della fierezza dei suoi cari nell’indossare le sue creazioni.

Il tempo che passa, l’età che avanza implicano il cambiamento della propria unicità. Questa presa visione del progredire e del nostro differenziarci scandito nel trascorrere del tempo crea evoluzioni. È bello trarre fuori il meglio della personalità di ognuno perché crea sguardi di stupore. 

Oltre lo stereotipo

Andiamo oltre lo stereotipo dell’anziano che lo vede destinato ad un lento e inesorabile declino fisico, psichico e sociale. Pensiamo alla persona che in questa nuova stagione senile della sua vita, ha bisogno di essere riconosciuto all’interno del senso di efficacia del suo Sé, diamo la possibilità di ri-proggettarsi e apprendere senza la paura di fallire.

La progressiva crescita della popolazione anziana nel nostro paese ci da occasione di re-interpretare la senilità in un’ottica di riqualificazione della persona: avviamo un cambiamento culturale all’insegna del superamento dello stereotipo sociale che la vede destinata ad un lento e inesorabile declino fisico, psichico e sociale.

Accogliamo la persona, con la sua storia, il suo vissuto, come risorsa.

Entra in gioco la pedagogia dell’invecchiamento perché il cambiamento e la trasformazione sono processi che si verificano lungo tutto l’arco della vita.

Una delle funzioni del Pedagogista sarà quella di favorire l’evoluzione della persona anziana, immersa nella modificazione e nel riadattamento del proprio Io all’interno della sua rete sociale, e potenziare quegli apprendimenti necessari per una piena realizzazione del Sé in questo particolare momento del processo di vita.